Immagini da un temporale
Da: Anna Garolini
Ecco vedi, non c’è neanche più la sorpresa di vedere il cielo oscurarsi lentamente o di sentire il vento che incalza. Non devo neppure correre a casa a ritirare i panni stesi e a chiudere le finestre che già l’ho fatto prima di uscire, subito dopo la tua telefonata con la quali hai rimandato la nostra passeggiata al parco,” viste le previsioni del tempo”! Già, perché il temporale te lo ha annunciato una scatoletta impertinente che diffonde la “sapienza” umana in ogni angolo di mondo. E non è più tempo per la meraviglia, per quello strano cambiamento d’umore, quel leggero senso di inquietudine misto ad eccitamento che ti accompagna fintanto che non riconosci nell’aria l’inconfondibile odore di terra bagnata portato dalle prime folate del vento che d’improvviso si insinua tra le case. Avviene tutto in attimo, sbatte una porta, senti le tende del balcone strattonare, e il vociare dei bimbi ai giardini farsi eccitato. Così pure, se il mio cane, lui, che segue ancora l’istinto…fortunato…mi si incolla appresso e mi segue in ogni angolo, se si accuccia ai miei piedi, tiene le orecchie dritte e di tanto in tanto lascia andare qualche gemito lieve o un lieve tremore, non mi viene più da parlargli dicendo ” che c’è?, che succede?, Sì, perché ormai so già tutto e non penso più che faccia così perché lui il temporale lo sente nel corpo ed è così che me lo ha sempre annunciato. Continuo a leggere il libro che ho in grembo e distrattamente lo accarezzo e gli ripeto “dai non è nulla, è solo il temporale”…distrattamente.
Poi guardo fuori, e tra questi tuoni e luccicori di lampi ripenso a quando ero bambina, alle estati a casa della nonna. Là si che lo vedevi arrivare il temporale. Il lago si rabbuiava lontano e in un attimo increspava la superficie fino a farsi completamente nero, in quel momento sentivi il fischio del vento penetrare le fessure di tutta la casa e suonare la sua sinfonia. I lampi si scaricavano sulle montagne e già vedevi scrosci di pioggia avanzare. La nonna allora bruciava le foglie d’ulivo, quello benedetto della domenica delle Palme, per fare fumo e tenere lontano i guai. Erano gesti magici, parlava poco la nonna ma a me sembrava di capire tutto di lei e ciò mi procurava un misto di attrazione e paura. Mi affascinava vederla la sera liberare la crocchia di capelli raccolti nella treccia che poi scioglieva e pettinava a lungo prima di coricarsi. Mi sembrava impossibile che una donna così avanti negli anni avesse così lunghi e folti capelli. Era come se racchiudesse un segreto che nascondeva alla luce del giorno ma che nella notte poteva finalmente liberare. La guardavo attraverso lo specchio, il suo viso sempre abbronzato dal sole, solcato dalle strade della sua vita, gli occhi grandi, scuri e il sorriso così triste.
Spesso mi portava con sé a raccogliere le patate nel campo o le carote, e di tanto in tanto mi accompagnava la mano verso l’albero delle prugne ancora calde di sole. Mi ricordo il peso della gerla che mi riempiva a metà e sento ancora l’odore del suo sudore quando mi camminava davanti con la sua gerla invece stracolma. La guardavo e mi chiedevo come facesse a portare sulle sue piccole spalle tutto quel peso. Mi viene alla mente il sapore delle pesche di vigna e il gusto di camminare nell’erba a piedi nudi e lei, senza parlare, ma sorridendo fra sé, scuoteva la testa e mi diceva in dialetto che ero proprio una zingara e a me piaceva immensamente quell’appellativo.
Vado col pensiero ai miei figli, alla loro vita, in questo mondo così diverso e penso che in fondo siano stati ancora fortunati. Il mio papà aveva un orto e loro hanno potuto vederlo e stargli vicino mentre senza alcuna fretta e con estrema precisione misurava con una striscia di tela lo spazio per piantare i bastoni che avrebbero sorretto le piante di fagiolini. Hanno pulito dalla terra le carote appena raccolte, sbucciato piselli, lucidato mele sulle maniche dei golfini, passato pomeriggi interi sulle piante di ciliege con il cestino mezzo vuoto e la pancia strapiena. Ora che sono già grandi hanno perso molto di tutto ciò, se devono andare da qualche parte guardano in internet le previsioni del tempo, vanno in giro con la musica dell’MP3 nelle orecchie e sono attenti al bip dei loro telefonini. Ma sanno ancora distinguere un pomodoro comprato dai contadini al mercato da uno acquistato di fretta al supermercato e quando mi percepiscono un po’ nervosa si rivolgono a me dicendo “e dai, mamma che hai? sta arrivando il temporale?”

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