Nonterapia

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Beautiful Mind

Sotto un cielo stellato

SOTTO UN CIELO STELLATO – ANNA GAROLINI

-Non riesco a danzare, perché il mio cuore si è fatto di ghiaccio alle tue parole.

Un dolore sordo, improvviso mi scoppia nel petto e si porta via ogni forza, mi anestetizza la mente e il corpo e nel lento scorrere del tempo mi sento irrigidire le gambe, il tronco, le mani. In breve anche il volto non è più in grado di accennare neppure un falso sorriso.  Come un automa mi unisco senza volontà al gruppo che danza intorno alla pira di fuoco. Solo per brevi secondi riesco ancora a distinguere il suono dei tamburi e i canti, poi tutto si fa buio e silenzio. Il fuoco che tende le braccia alte verso il cielo mi soffia il fumo sul viso costringendo  i miei occhi a  un pianto leggero e porta fatica nel mio respiro. Percepisco l’alternarsi di attimi di luce intensa, calda, accogliente, a momenti di buio freddo, pesante. Sento il freddo appropriarsi del cuore e congelarlo mentre il corpo rilascia il calore in gocce di sudore. Tre colpi di tamburo segnano la fine della danza. Il cerchio si scoglie, le mani abbandonano la presa, le persone si disperdono. Rimango sola davanti al fuoco . Mi lascio rapire dalla sua penetrante bellezza, vi immergo lo sguardo e in un attimo riaffiorano le sensazioni del rito appena celebrato.  

-Lascio la paura di non essere all’altezza, il giudizio, le parole inutili, lascio la paura di amare.

Sento ancora l’eco delle parole degli altri partecipanti alla cerimonia. Insieme abbiamo gettato le nostre catene nella pira perché il potere del fuoco le purificasse e le trasmutasse.

Abbiamo invocato gli spiriti degli antenati, i Maestri, le forze di Luce e alla Luce abbiamo chiesto che ci vengano accordati i favori che aneliamo per la nostra vita pronta ad accoglierci  nel nuovo  giorno.

-Chiedo amore, perfetta letizia. Chiedo un tempo di gioia, nuovi bambini, nuove donne e nuovi uomini per questo mondo. Chiedo di vivere nella verità, chiedo purezza e calore per il mio cuore, luce per i miei occhi, forza per le mie mani, tenacia per i miei piedi, volontà e saggezza per la mia mente e i miei pensieri.

Il passaggio dal buio alla luce è stato forte, intenso e si è rivelato in tutta la sua potenza nei volti e nelle voci delle persone mentre gridavamo al cielo le nostre intenzioni, mentre sopra di noi un cielo chiaro di una luna splendente, proteggeva il rito supportato dai minuscoli occhi di innumerevole stelle.

Poi la gioia che esplode, il cibo, il canto, le danze.

E infine tu.

I miei passi che accorciano la distanza tra la tua promessa e il mio bisogno che tu la mantenga. Il tuo calore che mi rassicura  mentre mi cingi le spalle. E avrei voluto fermare lì il tempo. Semplicemente rimanere. Il tempo che basta per una risposta che viene da dentro, una risposta che non contempla domande, non deve tener fede ad alcuno schema, a nessun ordine mentale.

Un attimo fuggevole mi raccoglie nell’abbandono totale, senza riserve. Sono pronta ad accogliere quella risposta, qualunque essa sia, in lontananza la scorgo, la sento affiorare. Ma ecco che come un tuono improvviso, in quel magico  istante di fiducioso abbandono le ruba lo spazio la tua parola, enigmatica, fuori dal tempo, che mi precipita in un vuoto sospeso e mi porta lontano dalla percezione di te.

Sento caldo, tolgo la giacca ma in questo modo si fa più chiara ora la distinzione tra il calore nel corpo e il freddo del cuore. Un leggero vociare intorno a me lascia il posto al suono ammaliante del crepitio delle fiamme. Non voglio sentirti passare, mentre ti allontani verso casa, non voglio sentire il tuo odore, non voglio vedere il tuo viso.

Non so comprendere ora, ma so che tutto questo è perfetto per me in questo momento. Con fiducia mi affido al piano divino che onoro e rispetto. Fondo il  mio sguardo con la luce ridente delle fiamme e confido nel fuoco perché sappia riportare calore al mio cuore.

-Non ti aspettavi che ti dicessi queste cose.

-Non mi aspettavo nulla.

-Però ora faresti bene a danzare…