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	<description>L&#039;arte della felicità</description>
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		<title>Hillman, Nietzsche e lo Yoga di Selene</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2004 16:23:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Panorama 29/04/2004
Hillman, Nietzsche e lo Yoga di Selene
È stato anche l&#8217;incoraggiamento di un filosofo e psicologo americano di scuola junghiana come James Hillman, autore del Codice dell&#8217;anima (Adelphi), a spingere Selene Calloni , psicoterapeuta che vive in Svizzera e maestra di hatha-yoga, a tentare sul versante della spiritualità un&#8217;operazione tanto temeraria quanto interessante: il confronto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Panorama 29/04/2004<br />
Hillman, Nietzsche e lo Yoga di Selene</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È stato anche l&#8217;incoraggiamento di un filosofo e psicologo americano di scuola junghiana come James Hillman, autore del Codice dell&#8217;anima (Adelphi), a spingere Selene Calloni , psicoterapeuta che vive in Svizzera e maestra di hatha-yoga, a tentare sul versante della spiritualità un&#8217;operazione tanto temeraria quanto interessante: il confronto, testi alla mano, fra due pensatori apparentemente agli antipodi, Friedrich Nietzsche, filosofo del nichilismo occidentale, e Sri Aurobindo, importante maestro di spiritualità yoga.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne è nato Il mito del superuomo (Magnanelli editore, www.magnanelli.it), titolo da segnalare per la sua originalità. Un libro che forse farà storcere il naso ai professori di filosofia, ma che piacerà ai sempre più numerosi &#8220;viaggiatori dell&#8217;anima alla ricerca di sé&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Mauro Anselmi.</p>
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		<title>Aurobindo e il superuomo</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2004 16:21:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ticino7 09/05/2004
Aurobindo e il superuomo
Selene Calloni si occupa di yoga da circa un ventennio. Per diversi anni ha vissuto nello Sri Lanka dove ha frequentato l&#8217;Oriental Yoga Academy di Colombo. Successivamente si è laureata in psicologia con una tesi sullo Yoga Integrale, che è lo Yoga di Sri Aurobindo. Aurobindo è considerato tra i massimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ticino7 09/05/2004<br />
Aurobindo e il superuomo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Selene Calloni si occupa di yoga da circa un ventennio. Per diversi anni ha vissuto nello Sri Lanka dove ha frequentato l&#8217;Oriental Yoga Academy di Colombo. Successivamente si è laureata in psicologia con una tesi sullo Yoga Integrale, che è lo Yoga di Sri Aurobindo. Aurobindo è considerato tra i massimi pensatori dell&#8217;India moderna. A partire dalla tradizione filosofica indiana più antica, descritta nei testi chiamati Veda, Sri Aurobindo ha sviluppato la visione di un uomo nuovo, un superuomo, come egli stesso lo definisce.<br />
Il superuomo di Aurobindo non è una caricatura filosofeggiante ma un vero uomo dell&#8217;oltrepassamento, ovvero è l&#8217;uomo che ha superato le proprie difficoltà più limitanti e ha risvegliato il potere naturale che gli compete da sempre. Selene Galloni ci tiene a sottolineare che il suo libro non è un testo filosofico. &#8221; Il filosofò è qualcuno che mediante uno sforzo erudito tiene in vita una tradizione&#8221;, dice l&#8217;autrice, &#8220;questo libro non appartiene al mondo dell&#8217;erudiziene filosofica, piuttosto a quello della vita vissuta. È il racconto della visione di due grandi, Aurobindo e Nietzsche, che hanno pensato per la vita e, proprio per questo, costituiscono dei capitoli a sé stanti nella storia della filosofia accademica&#8221;. Infatti anche Nietzsche, il grande filosofo tedesco, ha sviluppato nella sua opera maggiore, lo Zarathustra una sua visione di un uomo oltre l&#8217;uomo. Ma come è possibile, chiediamo all&#8217;autrice, che le visioni di due pensatori così distanti fra loro per tradizione e cultura,siano confrontabili in un solo testo, &#8220;Il mio libro&#8221;, ci spiega Selene Galloni, &#8220;non vuole mettere le due visioni del superuomo a confronto, semplicemente le vuole raccontare, senza fare né differenze né omologazioni. La visione di un uomo nuovo è già visione di un uomo integrale, non globalizzato, totale, non totalitario. Vale a dire che non è una visione che deve andare bene a tutti, ma solo a chi la produce, e deve, piuttosto, servire a stimolare in ogni individuo la possibilità di un cambiamento evolutivo che sarà tanto più integrale quanto più sarà personale, tanto più totale quando più sarà privato e segreto. Ripeto, si tratta di un pensare per la vita che deve servire alla vita quotidiana, lo consiglio a tutti la lettura di questo libro, a tutti coloro che non si sono ancora arresi e vogliono essere stimolati&#8221;. &#8220;Stimolati in cosa?&#8221;<br />
&#8221; In qualsiasi cosa abbiano bisogno di essere stimolati. Tutta la vita è yoga, afferma Sri Aurobindo&#8221;. &#8220;In che senso il superuomo è un mito?&#8221; &#8221; Il mito è il racconto della psiche umana. Mediante il racconto del mito gli antichi si conoscevano e prevenivano molti di quei disagi e sofferenze dei quali l&#8217;uomo moderno è divenuto vittima per avere dimenticato gli dèi, ovvero per avere rimosso i vari aspetti della sua natura. Il mito del superuomo è il racconto del potenziale umano che deve servire a risvegliare tale potenziale. Il mito è la spiegazione di un insieme di simboli. Il simbolo non è un concetto, è un&#8217;azione, è una forza che agisce. Scrivere, leggere, parlare di un uomo nuovo, è realizzare il cambiamento antropologico. E qui ribadisco ancora che II mito del superuomo nasce non da un bisogno di fare filosofia, ma piuttosto di pensare per la vita.<br />
Coloro che si interessano al mito di un uomo oltre l&#8217;uomo sentono, io credo, la necessità di prendere la loro vita nelle mani e di portarla verso una rinascita&#8221;. &#8220;E per la civiltà ci sarà un nuovo Rinascimento?&#8221;<br />
&#8220;lo credo che la rinascita avverrà in forme private e, mi piace dire, segrete e silenziose: ognuno sarà il maestro di se stesso. Credo altresì che, questa volta, la rinascita non sarà ispirata prevalentemente dalla Grecia, come è stato nel caso del Rinascimento trascorso, ma<br />
dovrà passare in larga misura anche per l&#8217;India, e non solo perché la tecnologia ha abbreviato le distanze, spingendo le culture al dialogo.<br />
In India più che altrove si è conservato intatto un tesoro di inestimabile valore: il legame tra la vera conoscenza, la conoscenza di sé, e la pratica fisica, il metodo corporeo, il rituale, il quale consente al corpo di essere strumento e beneficiario della saggezza spirituale. Ecco anche perché mi è piaciuta molto l&#8217;idea di scrivere un libro che raccontasse la visione dell&#8217;oltreuomo di due pensatori che sono considerati, l&#8217;uno in Occidente e l&#8217;altro in Oriente, al vertice del pensiero moderno&#8221;. &#8220;In effetti mi pare davvero significativo notare che due pensatori così importanti e provenienti da due culture così diverse abbiano entrambi lavorato sulla visione di un cambiamento antropologico. Fosse anche solo perché mette in risalto questo fatto, credo che il suo libro meriti attenzione&#8221;.<br />
&#8220;Si, il caso di Nietzsche e Aurobindo ci segnala che la nostra civiltà oggi non ha tanto bisogno di dotti, di scienziati, di politici o di guru, quanto piuttosto di uomini animati dal desiderio di sperimentare nel loro intimo la vita con maggiore intensità.<br />
Selene Calloni è anche membro di un&#8217;associazione culturale ticinese, Holos International, che di recente ha organizzato in Ticino alcune manifestazioni culturali rilevanti, come il Convegno con il celebre psichiatra James Hillman, tenutosi a Campione d&#8217;Italia nell&#8217;ottobre dello scorso anno, o la serata con il filosofo Raimon Pannikkar, che si è svolta il tre marzo scorso a Chiasso.<br />
La serata con Raimon Panikkar è parte di un ciclo di incontri che l&#8217;associazione Holos International ha organizzato in collaborazione con il Dicastero Cultura del Comune di Chiasso e che ha per titolo: &#8220;Incontri tra Oriente e Occidente&#8221;. Il 12 maggio prossimo, nell&#8217;ambito di questo ciclo di incontri, è prevista una serata con Emanuele Severino, il più importante filosofo italiano vivente. La serata avrà inizio alle ore 20.30 e si svolgerà presso il Cinema Teatro di Chiasso, per titolo &#8220;Tra Oriente e Occidente, tra misticismo e nichilismo&#8221;. Un argomento, dunque, quello della serata di Chiasso, in piena sintonia con il racconto della visione di due pensatori, Nietzsche ed Aurobindo,che sono rispettivamente il più importante nichilista e il importante mistico dell&#8217;età moderna.</p>
<p style="text-align: justify;">Sabrina Verga.</p>
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		<title>La meditazione guarisce l&#8217;uomo da tutti i mali</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2004 16:15:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Yoga]]></category>

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		<description><![CDATA[La Regione 09/08/2004
La meditazione guarisce l&#8217;uomo da tutti i mali
«Non abbiamo bisogno di medicamenti, la meditazione guarisce l&#8217;uomo da tutti i mali». A parlare è Gothatuwe Sunianaloka Thero, monaco Theravada del Forest hermitage di Habarhana in Sri Lanka, ospite fino a metà settembre di Holos International, associazione culturale no profit.
Lo abbiamo incontrato con Selene Calloni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Regione 09/08/2004<br />
La meditazione guarisce l&#8217;uomo da tutti i mali</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Non abbiamo bisogno di medicamenti, la meditazione guarisce l&#8217;uomo da tutti i mali». A parlare è Gothatuwe Sunianaloka Thero, monaco Theravada del Forest hermitage di Habarhana in Sri Lanka, ospite fino a metà settembre di Holos International, associazione culturale no profit.<br />
Lo abbiamo incontrato con Selene Calloni pochi giorni prima dell&#8217;incontro pubblico svoltosi mercoledì sera alla libreria Wàlti.<br />
Resterà in Ticino fino alla metà di settembre.<br />
Il monaco trasmette una serenità infinita.<br />
Indossa un vestito di un bellissimo colorearancione.<br />
Ha tinto lui stesso la stoffa regalatagli da persone che abitano a più di venti chilometri da dove vive, nella giungla, e fanno la fila per occuparsi di lui.<br />
Ne possiede altri due.<br />
Una ciotola di metallo usato per lecampane tibetane e un paio di sandali sono gli altri unici oggetti che gli appartengono.<br />
Gothatuwe Sunianaloka Thero è un monaco della tradizione Theravada, la più antica dell&#8217;insegnamento buddista.<br />
Una strada che lui ha scelto all&#8217;età di vent&#8217;anni, quando lasciò la famiglia, gli amici e tutto ciò che possedeva per andare da solo nella giungla a meditare.<br />
Più della metà della sua vita l&#8217;ha passata inquesto modo.<br />
Sorride quando gli chiediamoper quale ragione è venuto in Ticino.<br />
«Sono stato invitato &#8211; risponde &#8211; e non potevopermettermi di rifiutare».<br />
Ad invitarlo è stata l&#8217;associazione, spiega Selena Calloni di Holos International, che ci ha aiutato nella traduzione: «Lo abbiamo incontrato per &#8220;caso&#8221; nella giungla qualche anno fa.<br />
All&#8217;inizio non voleva riceverci ma poi ha accettato di incontrarci e di meditare con noi.<br />
Dopo averlo visitato altre volte è natal&#8217;idea di invitarlo. Ma non è stato facile.<br />
Non possedeva i documenti, abbiamodovuto procurarglieli.<br />
E per farlo venire inSvizzera abbiamo addirittura dovuto assumere un avvocato».<br />
L&#8217;associazione si è impegnata davvero tanto per ospitarlo in Ticino perché il monaco è uno dei rappresentanti dell&#8217;insegnamento buddista più originario che, come lui stesso tiene a precisare, non è una religione, ma un percorso di conoscenza di sé.<br />
Una strada lungo la quale «non sisviluppano attaccamenti a cose, oggetti e persone e nemmeno si mantengono legami familiari».<br />
Gothatuwe SunianalokaThero è felice di parlare della meditazione vipassana. E riesce ad illustrarla non come un intellettuale che l&#8217;ha appresa dai libri, bensì come una persona che la pratica tutti i giorni. Anzitutto, la respirazione, che vaeffettuata, spiega il monaco, «cercando di fare in modo che l&#8217;aria entri dal centro del naso senza toccare le pareti esterne. Questo sistema consente di arrestare i pensieri svuotando la mente. Può apparire difficile, ma con la pratica il corpo lo applica automaticamente. Ciò ci permette di liberarci dalla schiavitù della mente che ci &#8220;tormenta&#8221; con idee e illusioni cheprovengono dall&#8217;esterno».<br />
La meditazione è invece come un &#8220;viaggio&#8221; all&#8217;interno di noi stessi. Meditazione che prevede, prosegue Gothatuwe Sunianaloka Thero, «di calarci in 32 parti del corpo, dall&#8217;esterno all&#8217;interno, in modo da riuscire a scoprire come pensa&#8217; il corpo». In questa pratica occorre però una certa disciplina, anche se si può giocare conlei.<br />
«L&#8217;ideale &#8211; osserva il monaco &#8211; sarebbe di ritagliarsi un po&#8217; di tempo ogni giorno (meglio se si riesce a farlo all&#8217;alba, quando il cervello &#8220;sboccia&#8221; e in un bosco in mezzo agli alberi). La pratica quotidiana oltre a regalarci una sensazione di grande benessere, rompe la ruota, la `samsara ; una sorta di ipnosi che ci ingabbia senza che ce ne accorgiamo». In questo modo, il nostro cervello si &#8220;apre&#8221; e riesce ad interrompere laroutine quotidiana.<br />
Gothatuwe Sunianaloka Thero è scioccato da alcuni aspetti delle nostra società. In particolare, lo sorprende la rincorsa al benessere tramite i medicamenti.<br />
Secondo lui, «il corpo non si ammala se si segue la strada del Budda. Anzi è felice.perché produce azioni virtuose».<br />
Nella vita di tutti i giorni, secondo le indicazioni del Budda, bisogna evitare gli eccessi, senza compiere azioni che ti spingono a guardare al di fuori di te stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">A.R.</p>
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		<title>Lo Yoga sciamanico</title>
		<link>http://www.nonterapia.ch/2005/01/lo-yoga-sciamanico/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 Jan 2005 16:12:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Yoga]]></category>

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		<description><![CDATA[Auraweb 07/01/2005
Lo Yoga sciamanico. Intervista a Selene Calloni
Come è avvenuto il Suo incontro con lo Yoga?
&#8220;Avevo diciannove anni, avevo appena terminato il liceo. Mi trovavo nello Sri Lanka dove mi ero recata a seguito di una proposta di lavoro. Mi era stato affidato un incarico da una compagnia italiana che stava costruendo un villaggio turistico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Auraweb 07/01/2005<br />
Lo Yoga sciamanico. Intervista a Selene Calloni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come è avvenuto il Suo incontro con lo Yoga?</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Avevo diciannove anni, avevo appena terminato il liceo. Mi trovavo nello Sri Lanka dove mi ero recata a seguito di una proposta di lavoro. Mi era stato affidato un incarico da una compagnia italiana che stava costruendo un villaggio turistico a sud dell&#8217;isola.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La compagnia aveva bloccato i lavori, sia per la situazione politica dell&#8217;isola, assai travagliata dai conflitti interni, sia per la mancanza di liquidità . Tuttavia, i soci titolari del progetto, temevano che, lasciando il cantiere abbandonato, il governo dello Sri Lanka decidesse di nazionalizzare l&#8217;area, così decisero di mantenere sul posto una &#8220;presenza straniera&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Io incarnai quella &#8220;presenza straniera&#8221; per oltre sei anni, durante i quali ricevetti un modesto stipendio ed ebbi tempo a disposizione per apprendere la disciplina yoga.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il destino, infatti, volle farmi incontrare, fin dai primi tempi del mio soggiorno in Sri Lanka, una persona assai introdotta nello studio e nella pratica dello yoga, un ricercatore dei cammini iniziatici. Si chiamava Michael Williams ed era un professore, ormai in pensione, di lingua e letteratura inglese all&#8217;Università di Matara.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Le conoscenze di Michael spaziavano dallo yoga al tantrismo, alle tradizioni sciamaniche, ma avevano nello Yoga Integrale di Sri Aurobindo il loro cuore pulsante. Molto caro era, infatti, a Michael l&#8217;insegnamento del grande maestro.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Per sei anni ho frequentato l&#8217;Oriental Yoga Academy di Colombo, la scuola che Michael stesso aveva fondato e che si ispirava al suo esempio. Inoltre, insieme a Michael, ho &#8220;toccato con mano&#8221; la tradizione sciamanica dell&#8217;isola.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Quando il mio incarico di lavoro è terminato, poichè l&#8217;area del cantiere è stata venduta a una società cinese, sono rientrata in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Mi sono rimessa a studiare e mi sono laureata in psicologia con una tesi dal titolo &#8220;La psicologia pratica nello Yoga Integrale&#8221;. Oggi, a oltre vent&#8217;anni di distanza dal mio primo incontro con lo Yoga, ho fondato a Lugano, in Svizzera, la Società di Nonterapia.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;L&#8217;idea della nonterapia mi è venuta chiacchierando amichevolmente, durante una cena, con il celebre psichiatra e filosofo americano James Hillman e, di lì a poco, quell&#8217;idea si è precisata grazie all&#8217;incontro con un altro grande maestro dei nostri tempi, il teologo Raimon Panikkar. Micheal Williams, James Hillman, Raimon Panikkar rappresentano tre presenze fondamentali nello sviluppo della mia visione interiore.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Anche se, alla fine, siamo solo noi che possiamo tutto fare e tutto distruggere dentro noi stessi e nelle nostre vite, tuttavia, a volte, il nostro destino assume l&#8217;aspetto di un volto per avere più carattere e poter meglio evidenziare il proprio significato.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Io credo nell&#8217;archetipo del maestro e non nutro l&#8217;illusione che una persona umana possa incarnare quell&#8217;archetipo. In altre parole il maestro non è in nessun luogo, se non all&#8217;interno di noi.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;In un mondo in cui dilaga l&#8217;ansia della guarigione, in forme scientifiche o creative, la nonterapia è l&#8217;arte di vivere la propria bellezza; la quale è anche turba, limite, peccato, fragilità e mancanza. Amare se stessi: questa è la sfida della nonterapia. Provare piacere nell&#8217;interpretare se stessi è la rivoluzione più positiva che si possa compiere.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La nonterapia rivaluta l&#8217;esperienza spirituale, artistica, filosofico-estetica quali strumenti del benessere e della realizzazione personale, per questo propone lo studio e la pratica della spiritualità &#8220;senza confini&#8221; e riconduce la realtà oggettiva ai domini dell&#8217;immaginazione, ove tutto è una questione di stile e nobiltà d&#8217;animo. La terapia diviene nonterapia quando al problema della normalità si sostituisce, con coraggio, il tema della felicità &#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Suo libro si intitola &#8220;Yoga Sciamanico&#8221;. Qual è il fil rouge tra lo Yoga e lo Sciamanesimo?</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Lo sciamano è il guaritore, ma il guaritore è, come il maestro, un archetipo che mai si incarna totalmente nella realtà ; esso è dentro e non fuori di noi. Questa conoscenza è il cuore di tutte le tradizione sciamaniche del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Nella nostra società , spaventata dalle proprie ombre, anche lo sciamanismo è divenuto fenomeno di consumo a mezzo di quella terapia che vuole essere soluzione, senza essere comprensione e assimilazione del limite, del disturbo, del dèmone. Ecco perchè la nonterapia si definisce una &#8220;alternativa alla terapia&#8221; e non una &#8220;terapia alternativa&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Lo sciamano archetipico è Shiva, il Beato Tremendo o Gran Tremendo, come lo definisce Abhinavagupta, autore del Tantra Loka.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Shiva, che è la divinità più antica che l&#8217;umanità conosca, incarna, al tempo stesso, lo sciamano e lo yogin archetipico: il guaritore e il maestro. In quanto guaritore Shiva è simultaneamente il dèmone della malattia e in quanto maestro egli è anche l&#8217;oscurità del mistero e il caos dell&#8217;origine.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Lo yoga sciamanico è lo yoga originario. Essendo il frutto di un&#8217;umanità antica e spontaneamente sciamanica, lo yoga è nato come yoga sciamanico e, ovunque lo yoga sia autentico, esso riconduce l&#8217;uomo a un sapere antico e naturale, che è certamente definibile sciamanico.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Da tempo, ogni anno, e anche più volte l&#8217;anno, mi reco in Sri Lanka, in Tibet, in India, in Egitto e in altri luoghi del mondo &#8211; nel 2005 sarà anche a Santiago di Compostela &#8211; portando con me persone desiderose di sperimentare la spiritualità senza confini come alternativa alla terapia e come via per la crescita e la conoscenza interiore.<br />
Il pellegrinaggio spirituale è uno dei molti strumenti, di natura sciamanica, a disposizione di chi voglia affrontare i dèmoni, i limiti, in modi non violenti.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Chi viene con me non viaggia nei &#8220;circuiti turistici&#8221;. In Sri Lanka o in Birmania vive giorno e notte nei templi della foresta dei monaci theravada eremiti, praticando con essi la meditazione e la via della Presenza Mentale; in Tibet pratica lo Yoga del Calore e i Sei Yoga di Naropa, in Egitto o nello Yemen danza le danze estatiche sulla sabbia, sotto il cielo stellato del deserto, o raggiunge le piramidi a cavallo nella notte.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;I ngakpa, gli sciamani del Tibet, passano la loro intera esistenza in un pellegrinaggio continuo nel quale circumambulano i luoghi di potere del Tibet Sacro, che essi si raffigurano come il corpo sdraiato di una demonessa.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Anche in Svizzera o nei monti Simbruini, non distanti da Roma, o nel parco della Lessinia, nei dintorni di Verona, o in Umbria, in Sicilia, in Sardegna, in Piemonte, in Francia e in Spagna, ci sono luoghi di potere, grotte e foreste magnifiche in cui è possibile effettuare ritiri di due o tre giorni per praticare meditazioni e tecniche psicofisiche che vivificano mente e corpo aprendoci a nuove prospettive di vita e consentendoci di dare agli eventi quotidiani un&#8217;interpretazione più serena e coraggiosa.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il mio mestiere, nell&#8217;ambito della Società di Nonterapia, è organizzare e condurre, insieme ad altri esperti di discipline spirituali e di tecniche ad approccio olistico &#8211; dallo Zen alla meditazione cristiana, buddista, sufi, alla psicologia del profondo, alle danze estatiche &#8211; esperienze di guarigione e di autosservazione che hanno una forte impronta sciamanica.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Inoltre, a Lugano e a Napoli, insegno presso il F.a.r.o. (Percorsi di Formazione e Approfondimento per Ricercatori Olistici), la scuola di formazione che ha come metodo l&#8217;esperienza diretta.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il Percorso Faro conduce al Diploma Faro, il Master in Nonterapia, che consente di essere professionisti nel campo delle discipline ad approccio olistico e dello yoga, operando sia nella modalità delle sedute individuali, sia in qualità di animatori di gruppi, lezioni collettive e seminari&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Cos&#8217;è il volo sciamanico e come lo si può sperimentare?</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;E&#8217; un&#8217;esperienza di coscienza ampliata e lo si può sperimentare a mezzo di una &#8220;tecnica dell&#8217;estasi&#8221;. Le cosiddette &#8220;tecniche dell&#8217;estasi&#8221; sono uno dei temi centrali della mia ricerca, da oltre vent&#8217;anni, cioè da quando questa è iniziata.<br />
Oggi so, per esperienza, che il &#8220;volo sciamanico&#8221; è un percorso taumaturgico. Esso rappresenta il &#8220;rito di passaggio&#8221; e il rito della &#8220;morte mistica&#8221; a un tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il &#8220;rito di passaggio&#8221; è l&#8217;esperienza rituale che, nelle società tribali, conduce il ragazzo verso l&#8217;età adulta, l&#8217;iniziazione che nella nostra civiltà si è perduta. Nel nostro mondo i più vivono come bambini smarriti in un mondo di adulti non comprensivi e incomprensibili, questo stato è fonte di incertezze, ansie e paure interminabili.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il rito della &#8220;morte mistica&#8221; è l&#8217;iniziazione alla dimensione del sacro, del &#8220;sacrificio&#8221;, dell&#8217;esserci inteso come darsi, offrirsi, dell&#8217;amare senza condizioni. Anche il significato di questa iniziazione oggi si è perso. Non è obbligatorio vedere la tristezza o la depressione come malattie da normalizzare, certi eventi bio-chimici e psichici della vita possono essere considerati momenti di passaggio, dai quali rinascere con nuove energie. Si può certo imparare ad affrontare in modo non passivo i momenti più cupi della nostra esistenza e a farne un preludio di una rinascita radiosa.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Fin quando non saprai come morire e poi rinascere, rimarrai un viaggiatore infelice su questa terra oscura&#8221;. (Goethe).</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;In qualità di animatrice di eventi e seminari di nonterapia, insegno le &#8220;tecniche dell&#8217;estasi&#8221; che sono tramandate nella tradizione dello yoga e del tantrismo shivaita-indiano e buddista-tibetano. E&#8217; a mezzo di queste tecniche che si produce l&#8217;esperienza del &#8220;volo sciamanico&#8221;, che è l&#8217;ampliamento della coscienza oltre la gabbia delle convenzioni, le quali, se giovano alla civiltà , nuocciono all&#8217;individuo fintanto che egli non sia pienamente consapevole e in armonia con se stesso&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Cos&#8217;è per Lei l&#8217;armonia?</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La ragione, che è lo strumento a mezzo del quale creiamo le convenzioni e organizziamo la civiltà, fonda valori di bene e male, piacere e dolore, vantaggio e svantaggio, superiore e inferiore, salute e malattia che sono finalizzati alla continuità della specie a mezzo della continuità sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La ragione è quella funzione della mente attraverso la quale stabiliamo le regole del vivere insieme, creando gerarchie di valori e significati. I significati che la ragione attribuisce agli eventi sono finalizzati al rinforzo della collettività.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Così, quando un uomo si mette in cerca della propria salute, del proprio vantaggio, del proprio benessere a mezzo della propria ragione, in realtà insegue ciò che è più salutare, più utile e benevolo alla collettività, non a se stesso. Che il benessere della società e delle istituzioni corrisponda alla felicità dell&#8217;uomo questo mi pare ormai appurato essere falso. Noi non siamo batteri, forse non eravamo neppure fatti per vivere in colonie, alcuni di noi certamente sono solitari come aquile e non amano volare a stormo.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Armonia è comprendere la ragione come un mezzo e salvarla, in quanto tra tutti gli strumenti a disposizione dell&#8217;uomo essa è sicuramente tra i più degni di essere salvato. Oggigiorno vivere in armonia è salvare la ragione, cessando di subire i suoi presupposti come fossero dei dogmi.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;L&#8217;armonia è per me la libertà dal dogma, è una funzione dell&#8217;intelligenza&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Anna Poletti.</p>
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		<title>La Nonterapia</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2005 16:11:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Città &#8211; Lugano 01/02/2005
La Nonterapia
Per il 2005 la Società di Nonterapia, recentemente costituitasi a Lugano, ha in serbo una serie di attività aperte a tutta la popolazione; un&#8217; occasione per conoscere questa disciplina ancora poco nota ai piu&#8217;.
Nata dall&#8217;idea di Selene Calloni, scrittrice, maestra di yoga e studiosa delle discipline orientali, la nonterapia si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Città &#8211; Lugano 01/02/2005<br />
La Nonterapia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per il 2005 la Società di Nonterapia, recentemente costituitasi a Lugano, ha in serbo una serie di attività aperte a tutta la popolazione; un&#8217; occasione per conoscere questa disciplina ancora poco nota ai piu&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nata dall&#8217;idea di Selene Calloni, scrittrice, maestra di yoga e studiosa delle discipline orientali, la nonterapia si pone quale alternativa alla visione terapeutica comune, con lo scopo di creare un momento d&#8217;incontro per tutti quelli che hanno voglia di capirsi, seguendo un percorso pratico con tecniche e metodi tratti dalla tradizione occidentale e orientale. Tra i metodi utilizzati vi sono lo yoga, l&#8217;alchimia, il tantrismo, il buddismo, la psicologia e la psicoanalisi, combinati agli approcci piu&#8217; moderni della psicoterapia.<br />
La Società di Nonterapia organizza seminari di breve durata (viaggi, ritiri e fine settimana), a carattere introspettivo e dedicati a qualsiasi tipo di pubblico, oltre a corsi dedicati a un pubblico specializzato.</p>
<p style="text-align: justify;">Per chi invece intende occuparsi a tempo pieno di discipline olistiche, Selene Calloni e i suoi colaboratori propongono il master Formazione Approfondimento Ricercatori Olistici, denominato Faro, della durata di tre anni.</p>
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		<title>Contro lo stress mi faccio due salti</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Feb 2005 16:09:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Caffè 13/02/2005
Contro lo stress mi faccio due salti
Macchè wellness, per rilassarmi mi faccio due salti. Balli scatenati, esotici, spirituali, tribali. Danze sempre piu&#8217; ricercate o vecchie come la notte dei tempi che ci fanno stare bene. Con noi stessi, prima di tutto. E di conseguenza con gli altri. &#8220;La danza è ben radicata in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Il Caffè 13/02/2005<br />
Contro lo stress mi faccio due salti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Macchè wellness, per rilassarmi mi faccio due salti. Balli scatenati, esotici, spirituali, tribali. Danze sempre piu&#8217; ricercate o vecchie come la notte dei tempi che ci fanno stare bene. Con noi stessi, prima di tutto. E di conseguenza con gli altri. &#8220;La danza è ben radicata in ogni popolo della terra &#8211; spiega Selene Calloni, psicologa e fondatrice del centro Nonterapia di Lugano &#8211; e i rituali di tipo statico, i balli sul posto, accompagnati da strumenti essenziali e tribali, sono una delle piu&#8217; antiche forme di espressione umana. Riportate ai giorni nostri, si tratta di tecniche di ballo stanziali, non dinamiche, che permettono di svuotare la mente che lavora, che &#8216;calcola&#8217;, utilizzando il corpo come uno strumento di libertà&#8221;.<br />
Niente a che vedere con valzer, tanghi o balli latino-americani, anch&#8217;essi terapeutici, per la verità, ma che non incidono piu&#8217; di tanto sulla psiche. Nelle piste da ballo tradizionali si lavora sul contatto, sulla socialità, sull&#8217;autostima; nelle danze tribali si libera invece un&#8217; energia interna, nascosta. &#8220;Nei balli tradizionali &#8211; spiega ancora Selene Calloni &#8211; è comunque la mente che governa i passi e la musica fa parte del riutuale. La trance dance o la devil dance, due delle tipologie piu&#8217; usate in quella che possiamo definire biodanza, portano invece l&#8217;individuo a liberarsi completamente del controllo mentale. La danza tribale, insomma, diventa uno strumento di ricerca interiore, quasi quanto la preghiera, la respirazione o le droghe rituali utilizzate dai popoli antichi&#8221;.<br />
La musica, in questo tipo di espressione corporea, deve essere un complemento che accompagna l&#8217;individuo, non che lo sovrasta. Per questo vengono usati strumenti minimalisti, tamburi soprattutto, che semplicemente e quasi ossessivamente battono il tempo della ricerca di concentrazione. Poi ci sono delle varianti, modernizzate, come ad esempio il tribal jazz, che fonde danze tribali indiane al flamenco e a balli africani o del Maghreb ed utilizza una base strumentale piu&#8217; complessa.<br />
Movimento, espressione corporea, ma con la biodanza ci si puo&#8217; anche curare. Puo&#8217; servire, infatti, da molla liberatoria per attenuare o debellare certi sintomi di malessere piu&#8217; o meno profondi come stress, esaurimenti nervosi o attacchi di panico. &#8220;La danza sull&#8217;io, un altro tipo di esercizio corporeo, è un antichissimo rito tantrico che porta principalmente l&#8217;individuo ad estranearsi da tutto e da tutti, ballando sulle proprie paure e, cosi&#8217; facendo, neutralizzandole&#8221;, conclude Calloni.</p>
<p>MAURO GIACOMETTI</p>
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		<title>Meditazione e Yoga, la spirutualità del corpo</title>
		<link>http://www.nonterapia.ch/2005/03/meditazione-e-yoga-la-spirutualita-del-corpo/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2005 16:07:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Yoga]]></category>

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		<description><![CDATA[Rivista &#8220;Mutamenti&#8221; di Lugano 01/03/2005
Meditazione e Yoga, la spirutualità del corpo
Articolo di Selene Calloni comparso sulla Rivista &#8220;Mutamenti&#8221; di Lugano del marzo 2005 e sulla rivista &#8220;Amaranto&#8221;, Alba del marzo 2005
&#8220;Come il ferro, penetrato dall&#8217;elisir, non torna alla natura di ferro, così la mente, penetrata dal piacere, non torna alla natura del dolore&#8221;. Naropa. &#8220;Iniziazione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Rivista &#8220;Mutamenti&#8221; di Lugano 01/03/2005<br />
Meditazione e Yoga, la spirutualità del corpo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Articolo di Selene Calloni comparso sulla Rivista &#8220;Mutamenti&#8221; di Lugano del marzo 2005 e sulla rivista &#8220;Amaranto&#8221;, Alba del marzo 2005</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Come il ferro, penetrato dall&#8217;elisir, non torna alla natura di ferro, così la mente, penetrata dal piacere, non torna alla natura del dolore&#8221;. Naropa. &#8220;Iniziazione, Kalacakra&#8221;, Milano, Adelphi, Milano, 1994, p. 344.</p>
<p style="text-align: justify;">Naropa è l&#8217;autore di importanti testi di yoga tantrico, come il famoso Kalacakra, pubblicato in Italia da Adelphi con il titolo Iniziazione. Note sono anche le sue pratiche Yoga, conosciute come gli yoga di Naropa.<br />
Lo yoga di Naropa partecipa di una visione sciamanica del mondo, propria di una umanità ancora impegnata alla conquista dell&#8217;ambiente naturale e al &#8220;confronto diretto&#8221;, &#8220;corpo a corpo&#8221;, con le potenze della natura. In questo &#8220;confronto&#8221; uomo e ambiente risultano realtà distinte ma non separate: lo spirito si riflette nella materia e la materia si conosce nello spirito, l&#8217;anima è corpo e il corpo è anima.<br />
La natura vergine, che dà visione di cime montuose imponenti, di spazi sconfinati, la natura impervia e potente, mostra all&#8217;uomo la forza e le vastità della sua anima.<br />
Nella tradizione sciamanica-tantrica macrocosmo e microcosmo, geomanzia e spiritualità coincidono, le forze elementari ostili dell&#8217;ambiente e le forze oscure dell&#8217;inconscio umano sono i due aspetti di una medesima realtà.<br />
Nello yoga tantrico la conquista delle potenti energie inconsce celate nell&#8217;uomo e il dominio del territorio appaiono un medesimo cammino: cogliere il segreto della materia è raggiungere l&#8217;essenza dell&#8217;anima e viceversa. A ciò servono le pratiche yogiche.<br />
Cammino decisamente controcorrente, lo yoga tantrico utilizza, quale mezzo di realizzazione, i limiti che l&#8217;individuo, sulla base dei comuni valori di salute/malattia, benessere/malessere, vantaggio/svantaggio, tende a voler curare, e presto insegna che &#8211; per dirla con le provocatorie parole di un grande filosofo moderno -&#8221;Le turbe, le vergogne, le paure da cui le terapie religiose o profane vogliono liberarci, costituiscono un patrimonio di cui a nessun prezzo dovremmo lasciarci defraudare. Dobbiamo difenderci dai nostri guaritori e, a costo di perirne, preservare i nostri mali e i nostri peccati&#8221;. E. M. Cioran, La tentazione di esistere, Milano, Adelphi, 1984, p. 94.<br />
Così, rinunciando alla corsa al consumo di modelli terapeutici e religiosi, che in abbondanza il mondo vende e molto spesso offre in saldo, lo yogin si pone silente e immobile all&#8217;ascolto di sé e di ciò che nel suo corpo è, esattamente così com&#8217;è, nel momento in cui è, consapevole che non esiste guarigione, poiché non c&#8217;è nulla che debba guarire e non esiste alcun cambiamento, poiché non vi è nulla che possa cambiare, nascere o morire.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Se non si ha l&#8217;intuizione profonda che non esiste alcun conseguimento spirituale da ottenere, qualsiasi sforzo si faccia con il desiderio di ottenerlo,non sarà possibile raggiungere la liberazione&#8221;. Ma Gcig Canti Spirituali, Milano, Adelphi, 1995, p. 75.</p>
<p style="text-align: justify;">Meditare, in una visione tantrica, significa porre attenzione a tutto ciò che è, ed essere felicemente se stessi, liberati dalla sensazione che possa esistere il meglio e il peggio, il superiore e l&#8217;inferiore. La meditazione è, dunque, per dirla con le parole di un altro grande filosofo moderno, &#8211; imparare ad amare se stessi di un amore sano e salutare: tanto da sopportare di rimanere presso se stessi e non andare vagando in giro.- F. Nietzsche Così parlò Zarathustra, Milano, Adelphi, 1968, p. 227.<br />
Stare bene, percepire noi stessi e la nostra realtà con piacere, essere rilassati, aperti, ricettivi, padroni del corpo, dell&#8217;alimentazione, del nostro tempo, delle azioni che intraprendiamo, di quanto ci accade, in un&#8217;espressione essere felici, ci appare, in un mondo a cui piace sentirsi duro e greve, come il più grande atto rivoluzionario che possiamo compiere.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro piacere dipende dalla qualità della nostra percezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno spirito abita le profondità dei nostri corpi e delle nostre anime, è la dea della bellezza. La dea sfugge ai nostri valori, per tentare di raggiungerla dobbiamo sovvertire l&#8217;ordine stesso dei nostri significati.<br />
La gerarchia dei valori di vantaggio e svantaggio, bene e male, vero e falso è l&#8217;ordine sociale che abbiamo incorporato: senza una gerarchia interna nessuna gerarchia esterna sarebbe possibile.<br />
La ragione è quella funzione della mente attraverso la quale stabiliamo le regole del vivere insieme, creando gerarchie di valori e significati.<br />
I significati che la ragione attribuisce agli eventi sono finalizzati al rinforzo della collettività.<br />
Così, quando un uomo si mette in cerca della propria salute, del proprio vantaggio, del proprio benessere a mezzo della propria ragione, in realtà insegue ciò che è più salutare, più utile e benevolo alla collettività, non a se stesso.<br />
Che il benessere della società e delle istituzioni corrisponda alla felicità dell&#8217;uomo questo mi pare ormai appurato essere falso.<br />
Noi non siamo batteri, forse non eravamo neppure fatti per vivere in colonie, alcuni di noi certamente sono solitari come aquile e non amano volare a stormi.<br />
Ammesso che davvero vogliamo farlo, di certo non possiamo raggiungere la dea a mezzo della ragione.<br />
L&#8217;oggetto della scienza è il problema della conoscenza, non il tema della felicità.<br />
Non dobbiamo confondere la sopravvivenza con la felicità.<br />
Felicità è piacere, bellezza: è dea immortale, non c&#8217;entra con quell&#8217;epico tentativo di fuga dalla morte che è la cultura. Cultura è tormento, vocazione all&#8217;infelicità.<br />
Ma la mente razionale non è la sola che abita questo pianeta Terra, c&#8217;è una mente nel nostro cane e c&#8217;è pure negli alberi e nei fiori, c&#8217;è una &#8220;mente dell&#8217;atomo&#8221;. Quella mente non logica possiamo definirla mistica, essa non ha bisogno delle parole per funzionare, possiamo chiamarla mente immaginativa, estetica, contemplativa e creativa, in essa non ci sono perché, ci sono solo scelte e il soggetto pensante non è la vittima ma il creatore della sua realtà.<br />
Meditare, nella visione tantrica, è centrare la coscienza tra le sue due opposte facoltà di pensiero, senza mai aderire a nessuna di esse in modo severo. Essere centrati è una condizione dinamica, non statica, una danza leggera tra gli opposti.<br />
Il razionalista e il mistico sono in noi, ma la dea della bellezza è infedele ad entrambi per vocazione divina.<br />
Gli dèi sono infedeli e illogici; già questo dovrebbe bastare a farci sospettare dei valori che abbiamo assegnato ai nostri principi.<br />
Gli dèi sono irrazionali, infedeli e bugiardi e noi, a furia di professare le regole della buona condotta, ce li siamo lasciati scappare.<br />
Fare &#8220;i bravi ragazzi&#8221; non era una nostra inclinazione naturale, per riuscirci abbiamo dovuto ricorrere alle religioni sociali. E, a mezzo di queste, calare il divino nella storia, rendendo le nostre regole, le nostre morali, le nostre leggi eterne e universali.<br />
Abbiamo creduto nella nostra bontà, l&#8217;abbiamo voluta con tutte le nostre forze, ma il risultato che, a tutt&#8217;oggi, abbiamo sott&#8217;occhio non è gratificante.<br />
Però noi, infaticabili eroi del bene, più creiamo l&#8217;inferno su questa terra e più crediamo nel paradiso o nella buona rinascita e, ovviamente, in tutti quei valori di bene e male che ce li farebbero guadagnare.<br />
Non siamo batteri, la divisione tra buoni e cattivi non rispetta la nostra natura.<br />
Dobbiamo essere chi siamo. In questo senso non siamo stati abbastanza razionalisti e materialisti. Avremmo dovuto accettare, a mezzo della ragione, che il nulla è ciò che ci attende.<br />
Solo pensando di essere un nulla che va verso il nulla avremmo potuto risolverci a vivere l&#8217;impressione di essere qualcuno in modo divertito, anziché prenderci sul serio. Invece, incapaci di rinunciare all&#8217;idea di noi stessi, ci siamo arenati nella metafisica, divenendo grevi e opprimenti.<br />
Essere chi siamo fino in fondo: razionali fino in fondo e mistici fino in fondo senza prendere né il razionalista né il mistico in noi mai sul serio: questa doveva essere la condizione che piaceva alla dea.<br />
Ma l&#8217;individuo ha necessità di inventarsi uno scopo diverso rispetto a quello di vivere.<br />
Quando i valori delle grandi religioni storiche entrano in crisi, nasce una religione salvifica moderna: psicoterapia e new-age, con una varietà incredibile di proposte per il benessere, la salute e l&#8217;illuminazione.<br />
Davvero l&#8217;individuo ha necessità di un credo, che riguardi la sua anima o il suo corpo, e di teorie da condividere con le sue idee o con i suoi muscoli.<br />
La libertà in questo mondo è un evento scandaloso e indecente, proprio per ciò essa e cosa desiderabile.<br />
Nello yoga la libertà è cosa fisica, ha l&#8217;evidenza di un fatto. Chi pratichi uno yoga sa che la libertà è un evento muscolare, perché la morale convenzionale e i suoi condizionamenti sono fatti corporei, stati del sistema percettivo, umori delle carni, condizioni dell&#8217;essere nel mondo.<br />
Questo corpo, che è anima, non ha tanto bisogno di addestrarsi, quanto di ascoltarsi, poiché è da se stesso che esso impara.</p>
<p style="text-align: justify;">Ascoltare il corpo liberi da ogni interpretazione del corpo è finalmente porgere l&#8217;orecchio al richiamo dell&#8217;anima.<br />
Lo yoga tantrico insegna che gli organi del corpo, al pari delle montagne dei fiumi e dei mari, sono dèi, dèmoni, spiriti immortali. Come dimenticare il titolo dell&#8217;importante libro di Mircea Elide che, in tre parole, riassume il carattere del cammino dello yogin: &#8221; Lo Yoga, immortalità e libertà&#8221;. (Mircea Elide &#8220;Lo Yoga, immortalità e libertà&#8221;. Milano, Bur, 1973).<br />
E come ignorare il bellissimo brano di quel breve e incisivo testo tantrico, la Shiva Samita:<br />
In questo corpo c&#8217;è il Meru (il monte sacro che viene identificato con l&#8217;asse cosmico) circondato da sette isole, vi sono sette fiumi, mari, monti, campi e proprietari di campi. Ci sono &#8220;rsi&#8221; (saggi) e &#8220;muni&#8221; (asceti), tutte le stelle e i pianeti, i sacri &#8220;tirtha&#8221; (santuari), i &#8220;pitha&#8221; (luoghi sacri) e le divinità protettrici dei &#8220;pitha&#8221;.<br />
Vi si muovono il sole e la luna, autori della creazione e della distruzione. Vi sono anche l&#8217;etere, l&#8217;aria, il fuoco, l&#8217;acqua e la terra. Shiva Samita, Torino, Promolibri, 1990, p. 15.<br />
Trovata la libertà nel corpo, lo yogin scopre che il mondo con i suoi condizionamenti incessantemente si ricrea nelle sue carni, perché la libertà possa essere sempre affermata. La libertà è, infatti, libertà da qualche cosa e ha necessità di un mondo che libero non sia. Trovati gli dèi immortali, lo yogin incontra la morte come suprema affermazione dell&#8217;immortalità dello spirito, raggiunto il piacere e la realizzazione, sempre lo yogin riassorbe in sé il dolore e il buio come affermazione del proprio essere sacro.<br />
Accogliere in sé la notte e la tempesta, come fa la natura, assimilarle, significa cessare di esserne succubi e scoprire che, con i dèmoni e gli dèi si possono stringere rapporti d&#8217;amicizia, d&#8217;alleanza, d&#8217;amore e che la condizione di vittime dei nostri affanni non è la sola possibile.<br />
Non c&#8217;è soluzione al limite, esso rappresenta il sacro. La tragedia è, di tutti i generi letterari, la più autentica rappresentazione della psiche umana&#8230; tuttavia, nell&#8217;accadere stesso delle cose, sempre si rivela agli occhi resi attenti del meditante la possibilità di vivere il dolore come una forza o un potere.</p>
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		<title>Il mito del superuomo</title>
		<link>http://www.nonterapia.ch/2005/09/il-mito-del-superuomo/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2005 16:04:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Sapienze in dialogo 23/09/2005
Commento di Massimo Bolognino a &#8220;Il Mito del Superuomo&#8221; di Selene Calloni
E’ stato da qualche tempo dato alle stampe “Il mito del superuomo. Da Nietzsche ad Aurobindo” (Magnanelli, Torino, 2004), un ottimo testo di Selene Calloni, insegnante yoga e ricercatrice, da anni coinvolta nella diffusione della tradizione del tantra shivaita e dello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sapienze in dialogo 23/09/2005<br />
Commento di Massimo Bolognino a &#8220;Il Mito del Superuomo&#8221; di Selene Calloni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E’ stato da qualche tempo dato alle stampe “Il mito del superuomo. Da Nietzsche ad Aurobindo” (Magnanelli, Torino, 2004), un ottimo testo di Selene Calloni, insegnante yoga e ricercatrice, da anni coinvolta nella diffusione della tradizione del tantra shivaita e dello sciamanesimo tantrico in dialogo con gli orizzonti sapienziali dell’umanità. Si tratta di un volume che costituisce in qualche modo un bilancio di anni di riflessione e ricerca culminanti in una visione che si offre quale suggestivo ponte tra Oriente ed Occidente, sulla scia di ricerche analoghe condotte da personaggi autorevoli quali, tra gli altri, il benedettino Bede Griffiths, e dal quale vorremmo trarre qualche suggestione e pista di un possibile dialogo sapienziale fra tradizioni differenti, verso una “nuova visione della Realtà”, come recita il titolo di uno degli ultimi testi di quest’ultimo grande protagonista del dialogo interreligioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra specialismi sterili o banalizzazioni vaghe e fumose, esoterizzanti, l’autrice ha saputo cogliere e trasmettere tutta la forza e la novità – come solo l’Origine e la Tradizione imperitura, la philosophia perennis può essere veramente nuova e rinnovante – di una visione unitotale della vita e dell’evoluzione dell’uomo verso il pieno attingimento della sua reale dignità. Oltrepassando il dogmatismo presente anche nelle tradizioni ortodosse orientali, sempre arrischiate ad un rifiuto dell’alterità e della finitezza che ne pregiudica l’aspirazione ad una reale unità non unicamente declinata come semplice rifiuto del molteplice, la profonda esperienza dell’autrice e la frequentazione amante e partecipe della tradizione orientale ed occidentale, hanno saputo farsi trasparenza &#8211; in parole al limite della poesia, in un linguaggio simbolico e rinviante, che evoca e non cattura, che slancia verso l’al di là del detto puntando alla penetrazione sapienziale di ciò che in esse si annuncia ma non si esaurisce – di quell’eventuarsi di ciascuna cosa in tutte nell’eterno atto di reciproca morte e resurrezione dello Spirito nella Madre, nella carne innocente e vibrante della Shakti e di questa nell’abbraccio incandescente dello Spirito, oltre ogni negazione spiritualista come oltre l’appiattimento su una dimensione creaturale che la percezione anestetizzata dalla paura della “morale nervosa” – ben altra cosa dall’etica del dimorare alla radice, alla genesi perenne delle cose nel loro scaturire come vita dalla Vita &#8211; condanna alla morte, declina unicamente nel suo aspetto finito e sradicato dal Soffio vitale che custodisce e conduce ogni creatura a pienezza.<br />
Pienezza attinta attraverso un itinerario “pasquale” in cui il sacrificio gioioso, estatico, della particolarità esclusiva, oppositiva e negante degli esseri e delle cose è assunto, compreso e compiuto come grammatica, come espressione, come eco di quel fremito, di quell’espansione (“tan”, una delle radici del termine Tantra significa appunto espansione, liberazione…) dell’Energia cosciente dello Spirito che porta i mondi, di quell’estasi che slancia ciascuna cosa ad inabitare nelle altre e tutte nel Corpo perennemente unificato e smembrato della Madre nel suo eterno congiungersi allo Spirito come sua gloria, irradiazione, gioia.<br />
L’ascesi della tradizione vedantica classica culmina nella vanificazione di tutte le differenze nell’abisso del Brahman, nell’estinzione-nirvana di ogni alterità nella luce adamantina della consapevolezza nuda e senza oggetti, senza neppure una co-scienza distinta di sé a macularne l’assoluta agnosìa, indistinzione, il superbo isolamento, il kaivalya cui perviene l’asceta annullato dal fulgore dell’Atman al fondo di sé, senza più alcun sé, neppure a testimoniarne l’avvento. Naufragio estatico ma problematico nell’aporìa, inspiegabile in termini razionalistici, dell’ impossibile rinvenimento di un “soggetto” dell’esperienza mistica, nella lacerazione che resta, a dispetto di ogni tentativo di risoluzione totalizzante, di ogni annichilimento indiante nell’Uno, tra un io da sempre illusorio, e dunque escluso da ogni percorso di ricerca (da ogni esperienza così come intesa e suggerita dell’etimo di “ex-per-iri”, di quel passare attraverso, di un andare da un punto ad un altro attraverso un itinerario), e l’orizzonte da sempre completo e perfetto, libero da ogni necessità, anche dalla necessità di conoscersi, che è l’Uno, il Brahman, lo Spirito, l’Immanifesto.<br />
L’Ekam, l’Uno quale termine mai raggiunto da “alcuno” – perché chi potrebbe se non l’Uno stesso, libero da ogni bisogno, attingerne le profondità? – in alcune interpretazioni dell’ascesi jnana, della mistica speculativa , del wahdat ul-wujud della mistica sufi, è davvero pienezza, purna, o la sua stessa assolutezza, il suo essere disciolta da ogni commistione con il polo dell’alterità e del molteplice, il suo negarne realtà non è ultimo, estremo limite ad una reale compossibilità, alla completa totalità?</p>
<p style="text-align: justify;">“ Dobbiamo ascoltare i Veda, ma agire secondo i Tantra” diceva Sri Ramakrishna ed il percorso indicato da Selene Calloni, attraverso le intuizioni dello shivaismo kashmiro e delle pratiche tantriche,induiste e buddiste, conduce lungo itinerari vertiginosi, sul crinale di quella fune sottile, di quella via del fuoco che conduce dalla bestia al superuomo (Nietzsche) attraverso la fede e la resa.<br />
Non una acritica adesione a contenuti astratti ma più profondamente fiducia, affidamento di sé alla pienezza del divenire, all’accadere incessante della Vita in ogni sua modalità, respirando profondamente in ogni sua dimensione, oltre l’arbitaria distinzione che sancisce un “bene” ed un “male” identificandoli alle sensazioni di piacevolezza o spiacevolezza, alla lacerazione frustrante tra concupiscenza ed odio, tra desiderio mai congiunto con la sua fonte e disperso in miriadi di rivoli di piccoli e mutevoli bisogni, e timore di perdere quanto in realtà mai è stato nostro cioè noi stessi, il fragile, timoroso senso di identità egoica incapace di fiducia e di abbandono.</p>
<p style="text-align: justify;">“Surrender significa, nel linguaggio aurobindiano, perdere tutto e, immediatamente, essere tutto. Il surrender è il punto ove la visione del tantrismo buddista dell’essere come vacuità e la visione del tantrismo shivaita dell’essere come concupiscenza e desiderio, si incontrano. Nel surrender infatti, l’essere concupisce la propria sparizione nel corpo della divinità, che è la potenza dell’accadere, la volontà del divenire…Dissolvendosi nell’infinito, l’individuo umano risorge, oltre la storia, al di là dello spazio e del tempo, in una identità con la divinità, identità che, pur essendo in se stessa assoluta, preserva l’individualità delle parti quale piacere, beatitudine del reciproco donarsi” (S. Calloni op.cit pag 47).<br />
Transito arrischiato da un’ esistenza contratta sulla sopravvivenza biologica e sulla strenua difesa di una particolarità psicologica determinata da un inconsistente flusso di aggregati e di contenuti psichici mossi dal vento del desiderio disordinato e apparentemente garantiti dalla fallacia di una memoria selettiva e parziale, proiettivi di un “mondo” di oggetti estraposti e persino di un Dio-Ente – sommo peccato per Meister Eckhart, come per tutta la grande mistica apofatica – a custodirne l’ esistenza all’ombra della paura e della sua ombra, la violenza, sino a giungere alla libertà dell’oltreuomo.<br />
Non certo volontà di assatanamento dell’io ma al contrario gioia del tramontare, abbandono senza paura, nell’amore, nella bhakti, nell’agape che solo vince ogni timore, al flusso di un divenire che, nella dismissione di ogni contrazione egocentrata, non è più percepito come minaccia ma come danza della Shakti, come abbraccio dello Spirito che attraverso la Madre divina ci genera in sé e si genera in noi, incessantemente, attraverso ogni accadimento ed evento rivelatisi ora non velo di maya, non maculazione molteplice e materiale coincidente con il peccato o l’errore gnoseologico, ma irradiazione e gloria, corpo di emanazione – sambhogakaya d’arcobaleno nella coscienza adamantina della sunyata, dell’immacolata consapevolezza per il buddismo tantrico vajrayana &#8211; della divinità, lila e gioco nella coincidenza tra enstasi ed ekstasi del divino entro la sua creazione, chiamata non ad annullamento ma alla pienezza di un’esistenza trasfigurata.<br />
Visione che si offre al virya, all’ “uomo nobile” nel distacco da ogni volontà propria, nel rilassamento profondo nell’abbraccio, nel maithuna, nelle nozze consumate tra Spirito incarnato e Materia spiritualizzata, nella liberazione dalla tensione originaria di un ego che si contrae sulla Vita nel vano tentativo di arrestarne il flusso, le correnti di piacere e di beatitudine che la innervano e che solo la contrazione stessa rende percepibili come dolore, proporzionalmente al rifiuto di abbracciarlo e di consumarlo nell’amore, di svincolarne il radicamento egocentrato e nell’universalizzarlo, nel riconoscerne l’aspetto cosmico di grande gemito della creazione, di contraccolpo di un’estasi intollerabile per il vaso di coccio della creaturalità non trasfigurata nell’offerta di sé al Tutto, nella disponibilità a riceversi, ricevendo il Tutto in sé.<br />
Orizzonte straordinario quello dispiegato allo sguardo, alla “morte ad occhi aperti” (Nietszche) di un superuomo che è altresì l’uomo dell’umiltà e del superamento di ogni presunzione totalizzante, di ogni reductio ad unum, ad un orizzonte impersonale e vacuo, di ogni cattura idealistica o religiosa della pienezza unitotale della Vita divina, dell’abbraccio di quella realtà “cosmoteandrica” (R.Panikkar) che consuma nell’Amore e come Amore la comunione tra dimensione cosmica, umana e divina, oltre ogni confusione ed oltre ogni distinzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Orizzonte che non chiude, quello offertoci da Selene Calloni nella sua testimonianza di vita e pensiero, ma rinvia come suo possibile complemento e completamento all’ambito di ricerche ancora pionieristiche, e la cui fecondità profetica inizia solo oggi a trovare accoglienza e risposta, quali l’opera di quei “passatori tra le due rive” dell’Oriente e dell’Occidente mistico come Jules Monchanin, Henry Le Saux, Raimundo Panikkar e particolarmente Bede Griffiths, cui si è brevemente accennato. E’ particolarmente nelle ultime e mature riflessioni di quest’ultimo, frutto di una vita di contemplazione, di ascolto del Soffio dello Spirito inverato nel dialogo tra le tradizioni, in opere che il lavoro e l’intelligenza delle edizioni “Appunti di viaggio” ci restituiscono in una splendida traduzione italiana , che si rinvengono stimolanti concordanze con un lavoro come quello della Calloni.<br />
Si tratta in sintesi della ricerca e dell’identificazione di una visione di totalità capace di superare ogni unilateralità tra inabissamento nell’Uno senza secondo dell’orizzonte orientale e cura del frammento creato della tradizione occidentale in quell’unità differenziata, in quella danza delle differenze in perenne unificazione reciproca, in quell’ unione che differenzia senza separare ed unifica senza confondere in un abbraccio onniospitante tutta la ricchezza del molteplice unificato e che costituisce il terreno d’incontro di differenti tradizioni mistiche.<br />
In questa “unitas spiritus” oltre separazione e confusione le intuizioni tantriche dello spanda, della vibrazione, del fremito di estasi che differenzia ed unifica nella beatitudine Shiva e la sua Shakti, la sua potenza generativa; la sunyata dinamica del buddismo come grembo di infinite potenzialità e condizione di possibilità dell’inter-essere, della compenetrazione reciproca tra enti ed ev-enti; la dottrina sufi di Ibn Arabi del “soffio del Misericordioso”, dell’amore che percorre l’abisso di al-haqq, della Realtà assoluta eventuandone differenze perennemente unificantisi, si uniscono e compiono, per il cristiano Griffith, nell’abisso della divinità trinitaria, nell’Unitrinità in cui Unità della natura divina e comunione personale in cui essa si rivela come Amore, crescono in maniera proporzionale, si danno in una congiunzione immediata e perfetta tra estasi di Dio dal fondo di sé nell’atto della “creatio continua”, nella generazione del Verbo e di tutte le creature in Lui, come avverbi nel Verbo, dio in Dio, e ritorno di ogni differenza nell’unione dello Spirito, nell’abbraccio di tutte le distinzioni, “nel silenzio oscuro in cui tutti gli amanti si perdono” (Ruysbroeck).<br />
Il luogo di questa compenetrazione, il luogo in cui l’estasi dell’Uno nei Molti ed il ritorno dei Molti nell’Unità si compenetrano, coincidono in simultaneità perfetta e compiuta, è per Padre Bede il Cristo risorto, la pienezza della sua divino-umanità, della sua esistenza totale, corpo anima e spirito, dilatata nello Spirito, nella comunione, nella non dualità con l’abisso del Padre ad abbracciare tutta la creazione in Lui unificata e strutturantesi come immensa Chiesa, organismo in via di divinizzazione, fecondato dalle energie della resurrezione che, come fuoco sotto la cenere, agiscono nel profondo di ciascuno di noi, aprendo i nostri attimi, vissuti in consapevolezza, amore e dono di sé all’altro, all’irruzione dell’eterno, all’esperienza estatica del perdere la propria vita per ritrovarla in quel “possesso simultaneo e totale della vita senza fine” (Boezio), in quel pleroma già presente, compresente a ciascuno dei nostri istanti in Cristo e che l’esperienza dello Spirito inabitante al fondo del nostro spirito – svuotato di passionalità e psichismi ma non annullato o identificato in Dio &#8211; libera alla piena consapevolezza di una comunione senza fine di ciascuno con tutti e di tutti in Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Bolognino, studioso di mistica.</p>
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		<title>Il grande spettacolo della vita</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2005 16:01:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ticino Welcome 01/12/2005
Il grande spettacolo della vita &#8211; intervista a Selene Calloni

Selene Calloni, studiosa, ricercatrice, autrice di numerosi libri sullo Voga e lo sciamanesimo, presenta la Nonterapia, una approccio filosofico per vivere il piacere della bellezza della vita.
Innanzitutto, che cos&#8217;è la Nonterapia?
«La Nonterapia rappresenta un percorso diverso rispetto alle psicoterapie. Offre aiuto nell&#8217;affrontare stati di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Ticino Welcome 01/12/2005<br />
Il grande spettacolo della vita &#8211; intervista a Selene Calloni</strong><br />
<img class="aligncenter" style="margin: 10px;" src="http://www.nonterapia.ch/media_db/ticinowelcome.jpg" alt="" width="140" height="171" /></p>
<p>Selene Calloni, studiosa, ricercatrice, autrice di numerosi libri sullo Voga e lo sciamanesimo, presenta la Nonterapia, una approccio filosofico per vivere il piacere della bellezza della vita.</p>
<p>Innanzitutto, che cos&#8217;è la Nonterapia?<br />
«La Nonterapia rappresenta un percorso diverso rispetto alle psicoterapie. Offre aiuto nell&#8217;affrontare stati di malessere interiori, problemi esistenziali, problematiche nell&#8217;organizzazione, nella gestione e nelle strategie della vita privata e del lavoro. È diretta a chi desidera fare della vita un&#8217;arte.</p>
<p>Nonterapia è per chiunque senta che è possibile vivere la vita con maggior piacere e intensità e sia disposto a percepire le proprie ansie e i propri limiti come poteri e sfide, fonti di possibilità creative.<br />
Vuole offrire stimoli, supporti di ricerca per la scoperta creativa di più ampie possibilità di essere nel mondo, per ritrovare le molte anime, i molti modi, dell&#8217;esistere, per tentare la grande impresa di amarsi, indagando occasioni di svelare nuovi aspetti del provare piacere, dell&#8217;essere motivati, del lanciare sfide».</p>
<p>Come si può seguire un percorso di Nonterapia?<br />
«Per via della sua natura, la filosofia applicata viene potenziata dall&#8217;intreccio con l&#8217;arte espressiva e l&#8217;esplorazione delle tradizioni umanistiche del mondo, le quali aiutano i processi di destrutturazione creativa e rappresentano altrettante alternative ai modelli terapeutici. La filosofia pratica, iniziata nel 1981 da Gerard B. Achenbach e oggi diffusa con successo in molti paesi del mondo, crea la figura del &#8220;consulente filosofico&#8221;, il quale è un professionista capace di fornire aiuti concreti a tutti coloro che sentono il bisogno di indagare su se stessi per affrontare disagi e problemi della vita. Il consulente filosofico non ha modelli di &#8220;salute&#8221; o di &#8220;normalità&#8221;, aiuta le persone che a lui si rivolgono a riflettere, favorendo una comprensione e rielaborazione del loro vissuto.</p>
<p>La pratica filosofica non si rivolge solo a privati, ma può essere portata con successo anche in ambiti corporativi e aziendali».</p>
<p>In questo percorso di vita, un ruolo importante è riservato ai viaggi che lei organizza e guida personalmente&#8230;</p>
<p>«L&#8217;esperienza dell&#8217;interculturalità aiuta il processo della destrutturazione creativa. Varie sofferenze psicologiche dell&#8217;individuo sono &#8220;malattie&#8221; della sua civiltà; di qui l&#8217;importanza di stimolare l&#8217;autonomia dal conosciuto, aprendosi alle tradizioni del mondo senza confini. L&#8217;esplorazione delle trazioni del mondo non è affrontata solo dal punto di vista culturale, ma soprattutto attraverso l&#8217;esperienza, praticando i vari sistemi di risveglio della consapevolezza e di autoconoscenza, patrimonio delle tradizioni umanistiche e spirituali. L&#8217;esplorazione delle arti espressive e delle tradizioni umanistiche e spirituali dei popoli consente di avere ali e simultaneamente di riscoprire le proprie radici».<br />
La Nonterapia rivolge anche una particolare attenzione alle espressioni dell&#8217;arte&#8230;</p>
<p>«L&#8217;arte espressiva, utilizzando strumenti quale &#8220;il gioco dei ruoli&#8221;, la rappresentazione teatrale, la poesia, la musica, il canto, la pittura, arriva anch&#8217;essa alla destrutturazione creativa, la quale è un momento importante lungo la via che porta a divenire liberamente ciò che si è, senza possedere modelli di salute o normalità. Dall&#8217;unione di filosofia pratica, arte espressiva ed esplorazione delle tradizioni umanistiche, si crea la condizione in cui filosofia, arte ed esperienza umana si confrontano, facendo scaturire la capacità di vivere il piacere della bellezza della vita».</p>
<p>Per informazioni: Società di Nonterapia<br />
Contrada Busi 2 6816 Bissone (Switzerland)<br />
tel. 0041/763181144<br />
www.nonterapia.ch</p>
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		<title>Insegnando la Nonterapia</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2006 16:48:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Lavoro e Carriere&#8221; &#8211; pagina della formazione professionale 30/01/2006
Insegnando la Nonterapia
Il corso post universitario istituito dalla Società di Nonterapia, gestito e coordinato da un Collegio Scientifico, ha lo scopo di formare professionisti specializzati in interventi di Counseling Filosofico e Nonterapia, sia in sede privata, sia presso aziende, istituzioni ed enti.
OBIETTIVI DEGLI INTERVENTI.
Gli interventi che tali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Lavoro e Carriere&#8221; &#8211; pagina della formazione professionale 30/01/2006<br />
Insegnando la Nonterapia</strong></p>
<p>Il corso post universitario istituito dalla Società di Nonterapia, gestito e coordinato da un Collegio Scientifico, ha lo scopo di formare professionisti specializzati in interventi di Counseling Filosofico e Nonterapia, sia in sede privata, sia presso aziende, istituzioni ed enti.</p>
<p>OBIETTIVI DEGLI INTERVENTI.<br />
Gli interventi che tali professionisti sapranno svolgere vedranno l’impiego della filosofia applicata e delle tecniche psicofisiche apprese negli anni di corso, derivate da tradizioni orientali ed occidentali.<br />
L’attività didattica comprende 132 ore annue d’insegnamento distribuite nell’arco di 11 weekend. A tutela della qualifica finale di Consulenti in Filosofia Applicata e Nonterapia, la Società con sede a Lugano ha istituito un albo specifico.</p>
<p>INSEGNANTI<br />
Gli insegnanti sono studiosi, ricercatori, professori universitari, religiosi e musicisti di chiara fama, tra cui spiccano i nomi di Claudio Bonvecchio (Professore ordinario di Filosofia delle Scienze Sociali e Presidente del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università di Varese), Giulio Maria Chiodi (Professore ordinario di Filosofia Politica e Presidente del Corso di Laurea in Beni Culturali presso l’Università di Varese), Stefano Piano (Professore ordinario di Indologia e Filosofie Orientali presso l’Università degli Studi di Torino), Selene Calloni (fondatrice della Società di Nonterapia, ricercatrice e studiosa di discipline, filosofie e tradizioni spirituali del mondo, scrittrice, (ha appena concluso la sua riscrittura del mito birmano di Tompalà da lei riscoperto), Phil Drummy (musicista etnico, ha collaborato con Sting, Trilok Gurtu e altri grandi della musica contemporanea).</p>
<p>FORMAZIONE E APPROFONDIMENTO<br />
PER RICERCATORI OLISTICI<br />
Oltre alla Scuola Superiore è attivo da diversi anni un percorso di formazione e approfondimento per ricercatori olistici (F.A .R .O ), un’Accademia della durata minima di tre anni con sedi a Lugano, Milano e Napoli e finalizzata alla sola formazione di operatori in Nonterapia.<br />
Gli iscritti al F.A.R.O. devono scegliere annualmente 7 tra gli 11 seminari sopra citati per poter completare il percorso.<br />
I seminari della Scuola Superiore e del F.A.R.O., il cui calendario è già consultabile sul sito internet www.nonterapia.ch, sono frequentabili anche singolarmente come semplici auditori.<br />
Il primo seminario in programma, dal titolo “Il gioco dei ruoli e la destrutturazione creativa”, si terrà il 29 e 30 aprile e sarà coordinato da Selene Calloni in collaborazione con Phil Drummy.</p>
<p>INFORMAZIONI<br />
Gli interessati possono informarsi presso:<br />
Società di Nonterapia<br />
Contrada Busi 2 &#8211; 6816 Bissone (Switzerland)<br />
- tel. 0041/763181144 oppure tel-Fax<br />
– 0041916495850 oppure 00393347157107- www.nonterapia.ch -info@nonterapia.ch</p>
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